lunedì 19 dicembre 2011

Erre n. 46 - Full Monti

EDITORIALE
L'ora della verità (Salvatore Cannavò)
PRIMO PIANO
Rivolta il debito, la campagna anti-crisi (Dario Di Nepi)
Quando piovono pietre non servono ombrelli (Marco Bertorello e Danilo Corradi)
TEMPI MODERNI
Un'opposizione unitaria al governo Monti (Coord. Sinistra Critica)
Quel che resta di Berlusconi (Lidia Cirillo)
La Fiom al bivio (Sergio Bellavita e Eliana Como)
A proposito del 15 ottobre (Checchino Antonini)
FOCUS
La primavera non è finita (Piero Maestri)
Tunisia, ora lavoro e dignità (Alessandra Pirera)
Siria, la militarizzazione e l'assenza di strategia (Gilbert Achcar)
Occupare l'America (Cinzia Arruzza)
Il colpo di Stato europeo contro la rivolta popolare (Stathis Kouvelakis)
CORRISPONDENZE
Il significato del voto spagnolo (Miguel Romero)
Cina, il declino del denghismo (Aldo Bronzo)
IDEEMEMORIE
Le storie di ordinario leghismo (Eve Blisset)
Un mondo senza wall street? (Marco Bertorello)
Libreria

11 febbraio, manifestazione nazionale Fiom


La Fiom «organizzerà per l'11 febbraio una grande manifestazione nazionale di tutti i metalmeccanici per la difesa dei diritti dei lavoratori e per un nuovo modello di sviluppo». È quanto ha annunciato il segretario delle tute blu della Cgil, Maurizio Landini, nel corso di una conferenza stampa in cui sono stati annunciati nuovi scioperi alla Fiat. Landini ha infatti annunciato che nei prossimi giorni, prima di Natale, la segreteria deciderà «un pacchetto di ore di sciopero da effettuare a gennaio a livello territoriale e aziendale sui temi della difesa del contratto nazionale e della vicenda Fiat».
Landini ha spiegato, così, le decisioni prese al termine della direzione Fiom, evidenziando che le ore di sciopero a livello territoriale precederanno la grande manifestazione nazionale dei metalmeccanici che si terrà l'11 febbraio. Alla base delle iniziative c'è sia la risposta al contratto Fiat, siglato nei giorni precedenti dagli altri sindacati, sia la manovra «recessiva». Secondo il segretario generale delle tute blu della Cgil, infatti, l'accordo Fiat «oltrepassa anche l'intesa del 28 giugno, non è solo una deroga ma supera completamente il contratto nazionale di lavoro». Inoltre, ha sottolineato Landini, secondo questa intesa «chi non è d'accordo non ha diritto di esistere». Inoltre, ha fatto sapere, «in alcuni stabilimenti i lavoratori che contestano l'accordo Fiat hanno chiesto un referendum abrogativo». Per Landini, quindi, «il mese di gennaio sarà un mese di assemblee» in cui i lavoratori decideranno le azioni da intraprendere. A riguardo la Fiom si è detta pronta a percorrere ogni strada, anche legale.
Nelle intenzioni della Fiom, la manifestazione dell'11 febbraio dovrebbe avere le caratteristiche di quella organizzata il 16 ottobre del 2010: indetta dalla Fiom ma con intorno la più grande alleanze di forze.

giovedì 15 dicembre 2011

17 dicembre: Fiaccolata antirazzista

FIACCOLATA ANTIRAZZISTA
SABATO 17/12 PONTEROSSO h 18
Percorso: Piazza della Borsa – Piazza Unità – Prefettura

Quanto è accaduto a Firenze ci lascia esterrefatti e preoccupati. Le circostanza sono tutte da appurare. Ma pur apprendendo che probabilmente si è trattato del gesto di un folle, non riusciamo a toglierci dalla mente la pericolosità di idee tipiche dell’area politica (l’estrema destra) cui faceva riferimento il killer suicida. Né riusciamo a toglierci dalla testa il clima socio-culturale che purtroppo ha dominato il dibattito sull’immigrazione in questi anni, tra la continua denuncia di un’emergenza sicurezza, il rifiuto da parte di alcuni settori del mondo politico di intraprendere serie iniziative di governo dell’immigrazione.
Pensiamo che né Firenze, né altre parti d’Italia, possano ritenersi immuni dai rischi che questo quadro può generare (si pensi anche alla spedizione scellerata che ha portato all’incendio del campo Rom a Torino).
E’ necessario creare le condizioni affinché gli istinti razzisti siano sconfitti. E per fare questo è prioritario aprire una nuova stagione della gestione dei fenomeni migratori.
Esprimiamo la solidarietà ai cittadini senegalesi di Firenze e all’intera comunità senegalese in Italia, ai familiari e parenti delle vittime di questi brutali assassinii.
Si chiede al Consiglio Comunale di esprimere una ferma condanna sul fatti accaduti a Firenze e Torino e alla Prefettura di trasmettere al Governo la preoccupazione di molti cittadini della Trieste antirazzista.

Comitato Pace, Convivenza e Solidarietà Danilo Dolci; Associazione Interculturale Penombre

Per le auspicate adesioni: triesteantirazzista@libero.it o 3382118453 (no sms)

Martedì 20 dicembre: inaugurazione LABORATORIO RESISTENTE

LABORATORIO RESISTENTE
spazio popolare per chi non smette di lottare

Martedì 20 dicembre, ore 18.30
Via Roma 20, Monfalcone (GO) 
Sinistra Critica e Comunisti Uniti inaugurano una nuova sede unitaria, popolare aperta, ai No Debito, ai No TAV, ai lavoratori in lotta per la difese del proprio posto di lavoro, ai migranti sfruttati e discriminati, alle studentesse e studenti che si mobilitano per migliorare la scuola pubblica, alle donne, ai pensionati, ai comitati democratici antifascisti, alla Monfalcone che appunto resiste.

L’appuntamento sarà anche l’occasione per un brindisi augurale di fine anno.

lunedì 5 dicembre 2011

Lacrime di coccodrillo

Salvatore Cannavò da il megafono quotidiano

Mario Monti ha presentato le sue carte e ha buttato sul tavolo una manovra economica all'altezza delle aspettative. Quelle del rigore e dell'attacco ai più deboli. Come avevamo già capito la retorica dell'equità si è tradotta in una gigantesca truffa ai danni di lavoratori, lavoratrici e pensionati. Un indebito prelievo nelle tasche di chi ha già pagato, di chi ha poco da dare e di chi è la vera vittima designata di tutta l'operazione politica che porta alla nascita del governo Monti. Sì, perché la nascita del governo "tecnico" presenta la manovra più politica che si ricordi. L'attacco verso i lavoratori è spietato e chirurgico e prescinde dall'entità dell'intervento finanziario. Se davvero l'Italia è a rischio "default", chi può pensare o credere che bastino 20 miliardi di misure aggiuntive per rimediare un debito pubblico che è di 1900 miliardi? E perché accanirsi sulle pensioni che, essendo il bilancio dell'Inps in pareggio, non pesano sui saldi complessivi?
Il punto è che si è voluto dare un preciso segnale ai "mercati": questo paese punta a spremere tutto quello che è spremibile dai soggetti più deboli e non toccherà in nessun modo le rendite, i profitti, gli interessi che quei mercati presidiano e difendono. Non si spiega altrimenti il super-scalone Fornero, quell'aumento secco di cinque anni contributivi per ottenere la pensione di anzianità - oggi, con la quota 97 che scatta nel 2012, basterebbero 37 anni di contributi e 60 anni di età per ritirarsi anticipatamente dal lavoro mentre dal prossimo anno serviranno 42 anni agli uomini e 41 alle donne. Le lacrime della ministra, in genere abituata a cimentarsi con i numeri e non con le persone in carne e ossa, suonano come una beffa che su aggiunge al danno e ricordano da vicino le lacrime di coccodrillo.
Nella stessa direzione antipopolare si muove l'operazione super-recessiva di aumento dell'Iva e di blocco degli adeguamenti inflazionistici per le pensioni, con una riduzione secca dei consumi che sarà tangibile già dal prossimo Natale. Alla fine, dietro la pressione di sindacati e Pd, il blocco non riguarderà le pensioni fino a 960 euro ma comunque il segnale viene dato e, anche in questo caso, la spietatezza si palesa in quel misero 1,5 per cento a cui vengono sottoposti nuovamente i capitali scudati sotto il governo Berlusconi al 5 per cento. Si tratta dei capitali fatti rientrare dall'estero e che sarebbero dovuti essere tassati per lo meno al 12,5 o 20 per cento - almeno come le rendite finanziarie se non all'aliquota fiscale di riferimento - e invece vengono ancora "graziati". Mentre le pensioni pagheranno.
Ancora, la stessa rotta è seguita dall'aumento indiscriminato dell'Ici-Imu e dall'assenza di una sia pur timida patrimoniale - sembra che in Italia non si possa fare, dice Monti, perché non c'è contezza dei patrimoni…ma va? - sostituita da un po' di tassazione alle barche e alle auto di lusso. Anche la tracciabilità dei pagamenti con riduzione della quota contante a 1000 euro è ridicola. Di "lotta all'evasione fiscale" non si parla nemmeno se non con misure lievi e impercettbili.
E invece i messaggi sono espliciti per le imprese tanto che Corrado Passera, in conferenza stampa, chiama la ministra "Elsa" Fornero, "Emma". Un lapsus rivelatore del partner con cui è stata scritta la manovra. E così il governo defiscalizza l'Irap, offre incentivi alla ricapitalizzazione delle imprese, liberalizza interi settori dei servizi, quindi nuovo attacco all'acqua pubblica ma anche ai trasporti locali - tanto che viene istituita un'Authority - rilancia le grandi opere come la Tav.
Il governo dà un messaggio esplicito del suo progetto e della sua natura: il salvataggio dell'euro significa un'austerità che tutti gli economisti minimamente onesti giudicano un errore clamoroso, un passaggio che peggiorerà la situazione. E la natura del governo, come abbiamo già avuto modo di dire, ha il volto delle banche e della finanza che hanno festeggiato il suo insediamento.
Difficile vedere le differenze con i governi Berlusconi se non in peggio. Perché, in un modo o nell'altro, il precedente governo si è trattenuto nell'affondare i colpi sui ceti più deboli - il blocco della perequazione automatica delle pensioni è micidiale - ma soprattutto perché questo governo si è presentato come "salvatore della Patria" e ha ricevuto benedizioni a destra e sinistra. La stessa Cgil, che ora schiuma rabbia, ha disdetto la manifestazione nazionale prevista per il 3 dicembre, alla vigilia della manovra, che, se fosse stata mantenuta, avrebbe garantito ben altra dialettica. E' l'effetto dell'errore "storico" del Pd, quello di non aver voluto scegliere la strada delle elezioni e dell'operazione Napolitano, il caro e amato presidente della Repubblica le cui manovre vengono fatte pagare ai ceti meno abbienti. Uno scandalo evidente che grida indignazione e mobilitazione.
A sinistra, nel mondo dell'opposizione sociale e politica al governo Monti, è di nuovo gettonata la parola "unità" e la costruzione di un percorso comune, sociale e politico. Ne ha parlato il congresso di Rifondazione comunista, se ne discute nel sindacato, in altri settori, nei movimenti. Sarebbe il caso che si realizzasse un incontro immediato delle forze che non vogliono stare in silenzio e che non vogliono lasciare intentato uno scatto e una possibilità di reazione. Il 16 dicembre, ad esempio, scelto dalla Fiom per il suo sciopero contro la Fiat, potrebbe offrire un'ottima occasione per battere un colpo. Se non chiama lo sciopero generale una manovra come questa, cos'altro giustifica la mobilitazione totale?
Se non altro per mettere agli atti che in questo paese non viene dalla Lega l'unica opposizione.

NO al “pacco” natalizio di Monti

Organizziamo la lotta per la difesa dei diritti, dell’occupazione, del salario e delle pensioni

Una manovra  ne prepara un‘altra. Appena archiviata la “legge di stabilità”, si prepara un altro intervento di almeno  20 miliardi, tutti sulle spalle del lavoro dipendente. Nel “pacco” dono di Monti troverà posto una nuova fase della “controriforma” pensionistica — innalzamento ulteriore dell’età pensionabile, cancellazione di fatto delle pensioni d’anzianità,la vergogna del blocco della rivalutazione annuale per gli assegni sopra i 960 euro — l’aumento dell’Iva,la reintroduzione dell’Ici sulla prima casa,tagli ai finanziamenti agli enti locali e alla sanità forse, una “coraggiosa” riforma del mercato del lavoro. E non finisce qui, prossima tappa una “riforma” del mercato del lavoro finalizzata ad introdurre la licenziabilità per tutti nei nuovi contratti di lavoro. Cioè,addio articolo 18…

Questi provvedimenti arrivano dopo l’introduzione, con l’ultima manovra del precedente governo, della mobilità obbligatoria — anticamera del licenziamento — per i lavoratori pubblici e l’obbligo alla privatizzazione di tutti i servizi pubblici per gli Enti locali. Il lavoro pubblico continua a rimanere al centro di tutte le politiche di austerità, in modo assolutamente “bipartisan”. Con il blocco contrattuale decretato fino al 2017 per il pubblico impiego, cominciano a farsi sentire conseguenze pesanti sulla tenuta salariale.

Secondo l’Istat il divario salario-prezzi ha toccato il massimo dal 1997 per tutti i lavoratori: a fronte di retribuzioni contrattuali orarie cresciute su base annua dell’1,7% si registra un aumento dei prezzi del 3,4%. Ma per i lavoratori pubblici il divario è ancora più grande: 3,4% i prezzi e 0,6% l’incremento retributivo! Dopo anni di martellamento sui “fannulloni” e sui “privilegi” che si anniderebbero nel lavoro pubblico, questo è il risultato…

Oggi, la pressione continua contro diritti, contratti, salario e condizioni di lavoro — e quindi sulla qualità dei servizi sociali e delle attività erogate — in nome dei “sacrifici” chiesti dall’Europa (sic!) per “risanare il debito”…
Come se il debito fosse responsabilità nostra ed un destino ineluttabile quello di pagarne il costo…Come se, nel paese europeo con la percentuale più bassa di spesa sociale sul Pil, il problema fosse quello dei livelli di protezione sociale garantiti dallo Stato…
Dimenticandosi di ricordare che mentre tra gli anni 80 e gli anni 90 la spesa sociale in rapporto al Pil è cresciuta in linea con le entrate fiscali, negli stessi anni abbiamo assistito ad una miriade di finanziamenti a pioggia, incentivi, defiscalizzazioni rivolte alle aziende, in un ginepraio di intrecci e conflitti di interessi che sfuggono a qualunque attenzione per non dire controllo.

Si calcola in 30/40 miliardi l’anno il trasferimento “a pioggia” dallo Stato alle imprese, cioè la metà di quanto si spende per gli interessi sul debito. In un quadro in cui progressivamente diminuisce la pressione fiscale sui redditi delle società. Queste politiche, insieme alla ricerca di una redditività crescente da parte dei capitali investiti, garantita oggi dai meccanismi di finanziarizzazione dell’economia più che da investimenti produttivi, sono quelle che producono quella lievitazione del debito pubblico che giustificano l’allarme  crescente e determinano il ricorso a politiche di austerità durissime che annunciano un default di fatto, almeno sul piano sociale.
Questo scenario determina un  intreccio evidente tra le rivendicazioni e lotte dei lavoratori pubblici, come pure di altri settori, e la battaglia per chiedere l’annullamento della parte illegittima del debito, cioè quello realizzato per sostenere i profitti, garantire la speculazione delle grandi banche, sorreggere una economia capitalistica in crisi di sbocchi e di margini di profitto, bisognosa di una bolla finanziaria in grado di garantirne l’attività.

Una moratoria sul debito
si impone dal punto di vista dei lavoratori
realizzata attraverso lo strumento dell’Audit pubblico (una verifica dei conti) necessario per radiografare il debito e costruito attraverso la partecipazione di cittadini e cittadine, lavoratori, movimenti sociali e associazioni, organizzazioni sindacali conflittuali.
Non bisogna pagare un debito ingiusto che produce politiche sociali ingiuste e fomentatrici di diseguaglianze crescenti. E’ necessario rivendicare la difesa e lo sviluppo di un nuovo welfare adeguato alle esigenze e ai bisogni sociali della nostra epoca. Occorre esigere il rilancio dell’investimento di risorse pubbliche, da reperire attraverso l’applicazione di una vera imposta patrimoniale, nei settori cruciali della sanità, della scuola pubblica, della ricerca e della formazione, della manutenzione del territorio, attraverso una rete di piccole opere infrastrutturali, contro la logica mortale delle “Grandi Opere” (TAV, Ponte di Messina...) destinate a consumare territorio e risorse ed arricchire i “soliti noti”. Tutto questo lo si potrà ottenere solo con la lotta!

La vicenda del San Raffaele di Milano — grande polo nazionale della sanità privata convenzionata —frutto dell’intrico micidiale tra interessi della Compagnia delle Opere formigoniana, speculazione bancaria e immobiliarismo forsennato di Don Verzè, è emblematica dell’intreccio, nella crisi, tra ricerca del massimo profitto nell’ambito dei “servizi alla persona”, affarismo sfrenato e crescita del debito… da risanare con le risorse del pubblico e sulle spalle di lavoratori e utenti.
La risposta dei lavoratori dell’Ospedale, della loro Rsu e delle organizzazioni sindacali conflittuali — in questo caso Usb e Usi — è altrettanto esemplare: pubblicizzazione della struttura e nessun risanamento finanziario sulle nostre spalle.
Uno strumento importante, quello di un Audit sul debito, per dare più forza alle lotte contro le privatizzazioni e le dismissioni di servizi pubblici, contro la liquidazione del patrimonio immobiliare pubblico, contro la vendita dei terreni agricoli di proprietà pubblica destinati a produrre nuova speculazione urbanistica su territori già devastati  da decenni di cementificazione selvaggia.

La campagna di massa contro il debito  deve affiancarsi alle rivendicazioni dei lavoratori pubblici in difesa della propria
dignità e del proprio lavoro:
basta con il blocco dei contratti,
no alla mobilità obbligatoria,
si ad un giusto recupero salariale,
si allo sviluppo in tutte le amministrazioni pubbliche di politiche
occupazionali finalizzate alla qualità delle prestazioni sociali erogate.

Campagna di massa e vertenzialità dal basso possono creare le condizioni  per la costruzione di uno sciopero generale vero, contro il Governo Monti, la sua austerità, i diktat della Banca centrale europea  e del Fondo monetario internazionale. In Italia, come in Grecia, Portogallo, Spagna, Gran Bretagna, Francia, come in tutta Europa è giunta l’ora  del riscatto sociale di chi ha sempre pagato sulla propria pelle i costi della crisi, rifiutando un debito ingiusto con la rivolta sociale generalizzata.