mercoledì 4 gennaio 2012

La morte della concertazione

Il sindacato di base Usb rilancia lo sciopero del 27 gennaio come risposta alla politica economica e sociale del governo Monti: "La concertazione è finita, ritorni il conflitto"

Pieraolo Leonardi (Usb)

“Dopo che il Governo Berlusconi aveva praticamente chiuso con la concertazione, oggi Monti ne decreta anche formalmente la morte”.

“Non c’è più il rito del grande tavolo, convocato in orario da telegiornale, per far vedere che i nostri prodi sindacalisti stanno duramente trattando la resa senza condizioni ad ogni richiesta della controparte ma sobri incontri tra qualche ministro e le singole confederazioni, scelte nel mazzo tra quelle più compiacenti”.

“Sono i banchieri, bellezza! Verrebbe da dire. Gente tosta che sa come guadagnarsi da vivere e che sa fare il proprio mestiere. Il vero tavolo spesso è quello dei talk show, dove si confrontano robusti opinionisti che invocando il rispetto degli impegni presi con la UE esortano a fare presto e di più, magari licenziando qualche centinaio di migliaia di lavoratori pubblici”.

“Nel frattempo piano piano ma senza incertezze, si rimette mano alla rappresentanza sindacale per accompagnare la fine della concertazione con la riduzione dei diritti nei luoghi di lavoro. Ha cominciato Federmeccanica comunicando che chi non ha sottoscritto il contratto nazionale non avrà più alcun diritto in fabbrica”.

“Le ultime dichiarazioni di ‘bonanniangeletticamusso’, evocando la stanca e trita categoria dell’arrivo dei facinorosi e dei provocatori e demonizzando il possibile emergere di tensioni sociali, vorrebbero spiegare a Monti che l’alternativa ai vecchi riti della concertazione è solo il caos. Mai uno che parlasse di utilizzo dello strumento del conflitto sociale come regolatore degli interessi contrapposti: tu mi togli la pensione, mi tagli lo stipendio, mi precarizzi l’esistenza, mi rapini il salario, mi aumenti la pasta, il gas, la corrente, l’affitto, la benzina, l’autobus, e io lotto, sciopero, boicotto, manifesto, mi incazzo”.

“Chi pensa invece che il conflitto sia lo strumento giusto per cacciare il governo dei banchieri e cambiare radicalmente la storia di questo paese cominci a scioperare il 27 gennaio e a venire in piazza con il sindacalismo di base”.

da il megafono quotidiano