giovedì 26 gennaio 2012

Solidarietà agli arrestati! Siamo tutt@ NO TAV!

Un'operazione di polizia è scattata all'alba in tutta Italia per l'esecuzione di oltre 30 ordinanze di custodia cautelare in relazione agli incidenti avvenuti lo scorso 3 luglio in Val Susa contro la linea ferroviaria Tav Torino-Lione. I reati contestati sono lesioni, violenza e resistenza a pubblico ufficiale per gli incidenti al cantiere della Tav di Chiomonte (Torino). Le ordinanze sono state emesse dal Gip di Torino, Federica Bompieri, su richiesta del Procuratore aggiunto Andrea Beconi, nell'ambito di un'inchiesta condotta dalla Questura del capoluogo piemontese. La notifiche delle ordinanze è in corso in varie città italiane, da Palermo a Trento; il maggior numero di provvedimenti riguarda persone residenti in Piemonte (Ansa)

Ancora una volta la repressione colpisce uno dei movimenti più imponenti e partecipati degli ultimi anni, capace più volte di bloccare la costruzione di un’opera dannosa e totalmente inutile come la Tav.Come giustamente dicono alcuni esponenti del movimento No Tav l’operazione mira a far passare il movimento come una frangia estremista avulsa dal territorio, ma è anche un attacco a tutti gli altri movimenti che mirano a difendere i propri diritti e che vedono nella No Tav un punto di riferimento.

Gli arresti inoltre fanno parte chiaramente della strategia di questo governo che non sopporta nessuna forma di opposizione o di dissenso alle sue politiche e, come sappiamo, la costruzione delle “grandi opere”, così come le liberalizzazioni e in generale il piano di austerità, sono provvedimenti “necessari” contro i quali non ci si può opporre perché bisogna “salvare l’Italia”. Dal nostro punto di vista costruire un’opera che distrugge un intero territorio per garantire più profitti ai privati non ci sembra affatto un’operazione necessaria, né tantomeno utile.

Sinistra Critica esprime la sua totale solidarietà agli arrestati e sosterrà le iniziative che verranno prese nei prossimi giorni dal movimento No Tav.

Basta con la repressione! Liber@ tutt@!

Esecutivo Nazionale Sinistra Critica

NO A LICENZIAMENTI E RISTRUTTURAZIONI, CONTRO IL GOVERNO MONTI, SOSTENIAMO LO SCIOPERO DELL'USB!

Il governo Monti indossa guanti bianchi, ma impugna il machete per colpire fino in fondo le classi popolari, trasferendo, come prima e più di prima, la ricchezza prodotta da chi lavora ai profitti della grande borghesia finanziaria e industriale.

Se il governo del padrone Berlusconi aveva massacrato i lavoratori con i tagli della spesa pubblica, dei servizi sociali, dei diritti, delle pensioni e dei salari, il governo Monti fa piazza pulita di quel poco che restava con il massacro finale delle pensioni, la privatizzazione dei servizi. con le tasse dirette e indirette (2.000 euro all’anno di costo in più per ogni famiglia),
Monti massacra non solo la classe lavoratrice, ma le classi medio basse con misure che peggiorano la qualità del loro lavoro e dei loro redditi, introducendo in tutti i settori la giungla capitalista: tutti contro tutti. “Dividi e dominerai” dicevano gli antichi romani: è quello che fa Monti per garantire le rendite alla classe padronale.

Il governo ha ora lanciato l’ultimo attacco ai diritti dei lavoratori: la ministra Fornero imbroglia le carte ma gli obbiettivi finali sono: cancellare o aggirare l’articolo 18 (un sacrosanto elemento di civiltà sociale), ridurre le tutele garantite dalla cassa integrazione, deresponsabilizzare le aziende che ristrutturano della sorte futura dei loro dipendenti, lasciati a se stessi, o, nel migliore dei casi, a un miserevole sussidio di disoccupazione.
Nella recessione economica in cui stiamo precipitando, si vuole dare ai padroni, mano libera sull’uso della manodopera, regalando loro la piena libertà di licenziare, ristrutturare, chiudere le aziende, senza sottostare a nessuna regola.
In questo quadro non si capisce che cosa vadano a trattare le tre confederazioni sindacali, se non la svendita degli ultimi diritti; vanno alla trattativa col cappello in mano senza chiamare all’unità e alla lotta, i lavoratori.

Per non parlare della Fiat dove Marchionne ha gettato l’ultima maschera: la Fiat andrà negli USA e l’unica cosa certa è un altro anno di cassa integrazione e zero produzione per Mirafiori; il contratto nazionale di lavoro per il comparto dell’auto non c’è più e la Fiom e i sindacati di base sono messi fuori dalla fabbrica, con l’avallo di tutte le grandi forze politiche, del governo nazionale e di quelli locali (vergogna)!

E’ possibile trovare la forza tutte e tutti insieme per dire:
No al governo dei padroni, No alla Confindustria. No alla propaganda martellante e falsa dei giornali. No alle forze politiche e sindacali che legano le mani ai lavoratori.
- SI’ alla lotta unitaria di tutte le categorie, di tutti settori sociali colpiti dall’aggressione del governo.
- SI’ alla costruzione di uno sciopero generale per difendere: pensione, salari, diritti, servizi pubblici, sanità e scuola per tutti e un vero contratto nazionale.
- SI’ ai diritti sindacali, sì ai sindacati veri in fabbrica e non agli strapuntini dei padroni.

Per questo Sinistra Critica sostiene
lo sciopero e la manifestazione nazionale dell’Unione sindacale di base del 27 gennaio e invita le lavoratrici e i lavoratori a parteciparvi;
la manifestazione nazionale dell’11 febbraio della Fiom e le iniziative si sciopero che questa federazione organizza nel prossimo periodo.

giovedì 19 gennaio 2012

21 gennaio: NO DEBITO DAY

riceviamo e pubblichiamo il comunicato stampa del Comitato NO DEBITO Trieste sul No Debito Day

Il giorno Sabato 21 Gennaio dalle ore 17 alle ore 19 il Comitato NO DEBITO di Trieste sarà in Piazza della Borsa in occasione del NO DEBITO DAY lanciato dal Comitato NO DEBITO nazionale.

La presenza in piazza sarà l’occasione per ribadire le ragioni del Comitato riassunte dai 5 punti

- Rifiuto di pagare un debito odioso, quello dovuto alla speculazione finanziaria ed a interessi estranei all’interesse comune
- No alle spese militari ed alla guerra
- Difesa dei diritti del lavoro
- Difesa dei beni comuni
- Difesa della democrazia

La presenza del Comitato sarà inoltre occasione per ribadire la propria opposizione alle manovre del Governo Monti, il cui carattere liberista mette a rischio i diritti dei cittadini e dei lavoratori di questo Paese. In particolare, si esporrà un duro giudizio sul pacchetto liberalizzazioni in corso di approvazione in questi giorni, che tra l’altro mette a rischio lo straordinario risultato del referendum sull’acqua dello scorso anno e garantisce alle multinazionali della estrazione petrolifera maggiori profitti, mettendo a rischio i nostri territori e il nostro mare.

Il NO DEBITO DAY sarà l’occasione per il Comitato NO DEBITO di Trieste di lanciare anche nella nostra città la petizione popolare per richiedere di poter svolgere

1. un referendum popolare di indirizzo – come quello già tenutosi in Italia nel 1989 – sullʼAccordo di Unione economica rafforzata;

2. un referendum popolare, rispettando le condizioni previste dallʼarticolo 138 della Costituzione, sulle modifiche dellʼarticolo 81 della Carta costituzionale (pareggio di bilancio)

martedì 17 gennaio 2012

Mozione finale del Coordinamento Nazionale di Sinistra Critica del 14-15 Gennaio

Il Coordinamento nazionale di Sinistra Critica riafferma il giudizio sulla fase politica già assunto.

I provvedimenti votati dal governo Monti-Napolitano e quelli in preparazione confermano l'estrema pericolosità politica e sociale dello stesso governo: sul piano sociale per le conseguenze delle sue politiche (pensioni, attacco ai diritti, riduzione del potere d'acquisto, licenziamenti, privatizzazioni ecc....) e sul piano politico per l'attacco alla democrazia (tradendo il voto referendario del 12 giugno, progettando la costituzionalizzazione del pareggio di bilancio e la riduzione dei controlli e la facilitazione degli appalti per le grandi opere...).

È la natura stessa del governo Monti-Napolitano a rappresentare un pericolo perché questo esecutivo non vuole e non potrà essere una semplice - per quanto dannosa - parentesi, ma condizionerà il quadro politico e il tessuto politico e sociale del paese negli anni a venire.

Le politiche e la natura stessa del governo Monti-Napolitano non sono un episodio solamente italiano - ma sono in linea con la tendenza che attraversa tutti i paesi dell'Unione Europea, che a loro volta rimanda a un processo di ridisegno delle relazioni e della divisione dei poteri a livello globale.

Di fronte alla globalità dell'attacco alle condizioni di vita e alla partecipazione politica e sociale si sono manifestati in moltissimi paesi fenomeni di mobilitazione sociale, politicizzazione e radicalizzazione - sfociati nelle proteste dei vari «indignados», nelle rivolte/rivoluzioni arabe e nelle esperienze «Occupy» che hanno messo al centro la questione della democrazia, della partecipazione e della trasformazione di un'economia che oggi serve «l'1%» della società contro le vite del 99%.

La risposta a queste mobilitazioni è ovunque la chiusura e spesso la repressione aperta - mentre a livello globale si gioca la partita dell'egemonia politico-economica.

Una partita che non esclude l'uso della forza militare e che potrebbe portare a nuove avventure militari - in particolare nella regione mediorientale - di cui dobbiamo avere coscienza e capacità di mobilitazione.

In questa direzione aderiamo e sosteniamo l'appello “Basta con la repressione in Egitto e in Siria, libertà per i popoli arabi contro ogni intervento militare straniero diretto e indiretto nella regione”.

Di fronte a questo quadro politico e alle scelte del governo, rimane urgente e centrale la costruzione di un fronte ampio di opposizione politica e sociale che non sia semplicemente la riunione delle forze politiche che non appoggiano il governo, ma che abbia un forte carattere sociale e sia in grado di mobilitare e suscitare conflitto e opposizione di massa alle politiche del governo.

Un fronte ampio che nei prossimi mesi sappia costruire iniziative visibili ed efficaci per rilanciare e allargare la mobilitazione, provando a dare un quadro di ricomposizione alle lotte di resistenza di lavoratrici e lavoratori (che non mancano) e degli altri settori colpiti dalla crisi e dalla sua gestione capitalista.

La campagna per un audit dei cittadini sul debito pubblico è un'importante contributo a questo allargamento, sia dal punto di vista del contenuto (la contestazione dell’ineluttabilità del pagamento del debito) che da quello dei settori potenzialmente coinvolgibili.

Il comportamento delle principali forze politiche, sociali e sindacali che non appoggiano apertamente il governo Monti è però fortemente contraddittorio e non sembra oggi andare nella direzione di un fronte ampio e capace di costruire uno spazio pubblico. In questo senso anche la manifestazione indetta dalla Fiom per l'11 febbraio non si pone apertamente in opposizione al governo e per questo mantiene forti limiti che vogliamo sfidare fino in fondo: quella manifestazione a nostro avviso deve assumere una caratteristica diversa, più aperta, capace di portare nelle strade la qualità sociale e la forza che il 15 ottobre non ha potuto esprimere, diventando quindi un appuntamento importante dell'opposizione politica e sociale al governo.

Ribadiamo la centralità della campagna per «rivoltare il debito», impegnando tutti i circoli nella partecipazione e nella riuscita della campagna RiD contribuendo alla formazione dei collettivi RiD e della costruzione di un audit cittadino sul debito pubblico.

Continueremo a lavorare nel Comitato No Debito nazionale e nei comitati locali esistenti con la preoccupazione di dare vita ad iniziative utili per lo sviluppo del conflitto sociale e dell'opposizione al Governo Monti.

Sinistra Critica esprima la propria piena solidarietà alla Fiom e ai sindacati di base - e a lavoratrici e lavoratori che hanno liberamente scelto di organizzarsi in tali sindacati - arrogantemente e illegittimamente espulsi dalle fabbriche del gruppo Fiat; siamo insieme ai lavoratori della FinCantieri e degli appalti che rischiano il loro posto di lavoro e partecipiamo alla loro lotta; siamo vicini e sosteniamo la lotta che i lavoratori ex-Wagon Lits stanno conducendo in diverse città.

In questo quadro Sinistra Critica si impegna in una calendario di iniziative che riteniamo utili:

* il 20 gennaio partecipa alle iniziative di contestazione al vertice Monti-Merkel-Sarkozy, con studenti/studentesse, il Comitato NoDebito e altre forze di opposizione;

* il 21 gennaio l'organizzazione di iniziative locali nel quadro della giornata «No Debito»;

* sosteniamo lo sciopero generale indetto da Usb e altri sindacati di base per il 27 gennaio - pur con tutti i suoi limiti e nella prospettiva di un necessario sciopero generale contro il governo;

* l'11 febbraio parteciperemo alla manifestazione indetta dalla Fiom, facendo appello a tutte le forze politiche e sociali perché possa davvero diventare un appuntamento di aperta opposizione alle politiche e alla natura del governo Monti-Napolitano;

* guardiamo con interesse alla proposta di una manifestazione «Occupiamo Piazza Affari» a Milano il 10 marzo proposta dal Comitato No Debito: una manifestazione della quale vanno verificate le condizioni politiche e sociali locali (e delle regioni più vicine) attraverso un processo trasparente di discussione con i soggetti milanesi (in particolare le esperienze di lotta oggi in corso) che dovranno necessariamente essere la spina dorsale della mobilitazione;

* contro il tradimento della volontà popolare, SC si impegna a rilanciare l'iniziativa dei comitati per la difesa dell'acqua pubblica e la campagna di «obbedienza civile». Allo stesso modo sosterremo i prossimi appuntamenti di mobilitazione contro la Tav in val di Susa;

* sosteniamo e rilanciamo l'appello contro la repressione in Siria ed Egitto e contro la guerra attraverso iniziative di dibattito e approfondimento a livello locale e ogni possibile iniziativa di mobilitazione contro la guerra e a sostegno delle mobilitazioni popolari e delle rivoluzioni arabe.

sabato 14 gennaio 2012

Basta con la repressione in Siria, libertà’ per i popoli arabi contro ogni intervento militare straniero diretto e indiretto.


Pubblichiamo l’appello contro la repressione e per la libertà di tutti i popoli arabi. Per aderire: appellosiriaegitto@gmail.com

Il bisogno di libertà e la tenace lotta per la giustizia delle donne egli uomini del nord Africa e del medio oriente non si ferma. Ancora nelle piazze dell’Egitto e della Siria – come in altri paesi arabi - migliaia di persone manifestano per mettere fine a regimi autoritari e illegittimi; ancora le cosiddette “forze dell’ordine” uccidono, reprimono, cercano di fermare le rivolte per la giustizia, la libertà, la dignità.

In Egitto le elezioni formalmente “democratiche” non hanno messo fine al dominio delle forze armate e alla repressione della parte più radicale e conseguente del movimento democratico e rivoluzionario. Le proteste al Cairo, gli scioperi di diversi settori produttivi, le manifestazioni delle donne sono il segno di un processo democratico che non si può fermare alle sole elezioni e soprattutto non può essere sotto la tutela delle forze armate.
Perché l’Egitto possa davvero avviarsi sulla strada della democrazia, le forze armate devono abbandonare il potere politico e i loro affari economico-finanziari.

In Siria, il regime di Bashar El Assad da mesi sta reprimendo con violenza le manifestazioni dell’opposizione.
Migliaia di morti documentati da testimoni indipendenti, espulsione o arresti di giornalisti non legati a testate “embedded” al regime (o a qualche altro interesse straniero); migliaia di arresti di dissidenti, ammessi dallo stesso regime; repressione della libertà di stampa, compresi omicidi e pestaggi di giornalisti, vignettisti, esponenti di organismi di difesa dei diritti umani; applicazione costante dello stato di emergenza malgrado la promessa di una cancellazione mai di fatto avvenuta.
La legittimità del regime baathista è da tempo finita e non è possibile sostenerla sulla base degli schieramenti internazionali e nella regione.
La popolazione siriana è vittima più volte: è vittima della repressione e dell’autoritarismo del regime; è vittima del disinteresse della cosiddetta “comunità internazionale” preoccupata che possa saltare un equilibro regionale che garantisce oggi un stato di conflitto “freddo” utile agli interessi di Usa, Europa, Israele e delle altre potenze regionali e non; vittima delle manovre dei regimi arabi reazionari (Arabia saudita, Giordania e Qatar in prima fila) che vorrebbero scalzare Assad per insediare un regime più malleabile ai loro interessi.
Noi non possiamo e non vogliamo arrenderci alle ragioni della “geopolitica” ma vogliamo schierarci con le ragione della libertà, della giustizia, della dignità.

Siamo contro qualsiasi intervento militare in Siria sia perché il recente precedente libico ha mostrato le sofferenze, i morti causati dalla Nato per “proteggere” i civili, l’indegno gioco sulla pelle delle popolazioni, sia perché qualsiasi intervento straniero sottrarrebbe alla popolazione siriana e alle forze democratiche e rivoluzionarie il controllo sul futuro del loro paese e la sua sovranità, rendendolo prigioniero degli interessi delle grandi potenze e/o delle potenze regionali. In questo senso, segnerebbe l’affossamento di qualsiasi sbocco positivo della rivolta e un ulteriore colpo al processo rivoluzionario in tutto il mondo arabo e mediorientale.
Vogliamo sostenere le/i democratiche/democratici egiziane/i nella loro lotta per una vera democrazia e il rispetto dei diritti umani e di giustizia e dignità.

Per tutto questo facciamo appello a tutte/i le/i democratiche/ci perché si sviluppi anche in Italia una campagna forte e diffusa:
- per il sostegno alla popolazione siriana e ai democratici egiziani, la fine della repressione – e per il sostegno a tutte le popolazioni arabe in rivolta e in solidarietà alla forze popolari, democratiche e rivoluzionarie; contro la repressione dei regimi e per il loro isolamento politico internazionale – dal basso e istituzionale – che non comporti embarghi contro la popolazione;
- contro ogni possibile intervento militare “senza se e senza ma”: no ad ogni missione “umanitaria”, alle NoFlyZone (primo passo della guerra), all’invio di truppe e all’utilizzo delle basi militari in Italia. Vogliamo che l’Onu organizzi una commissione di inchiesta indipendente e non armata che si rechi immediatamente in Siria e verifichi le violazioni dei diritti umani e costruisca le condizioni per elezioni libere e la fine della repressione.

Luisa Morgantini, Alessandra Mecozzi, Loretta Mussi, Vittorio Agnoletto, Riccardo Troisi, Germano Monti, Vauro Senesi, Fabio Marcelli,Ciro Pesacane, Simona Castaldi, Laura Quagliolo, Marco Bersani, Salvatore Cannavò, Franco Russo, Dario Rossi, Rita Lavaggi, Olivia Pastorelli, Karim Metref, Sancia Gaetani, Stefano Tassinari, Riccardo Torreggiani, Paola Canarutto, Tonio Dall’Olio, Alessia Montuori, Massimo Torelli, Piero Maestri, Christian Elia e redazione “E”, Antonio Lupo, Fabrizio Burattini

http://appellosiriaegitto.blogspot.com

giovedì 12 gennaio 2012

Taxi e liberalizzazioni

Riceviamo e volentieri pubblichiamo questo contributo sul tema delle liberalizzazioini scritto da una tassista triestina

Non si tratta di difendere solo il nostro lavoro di tassisti, ma il lavoro tutto, che subisce oggi un pesante attacco frontale. Il nostro caso è al centro di una vera e propria campagna di falsificazione che alimenta l'odio di classe e mina la dignità dei lavoratori.
Io non sono una privilegiata e non faccio parte di una potente corporazione capace di tenere in scacco l'economia italiana e di impedirne la crescita. Sono una laureata di ventinove anni e guido il taxi. Mio nonno era tassista come lo è mio padre. Sono una lavoratrice che si alza alle cinque e mezza la mattina e che passa nel traffico minimo otto ore al giorno, moltiplicate per tutti e sette i giorni della settimana. Il mio orario tuttavia è limitato: dal pomeriggio lavora mio padre. Nel nostro caso, lavorando in due sullo stesso mezzo (con una sola licenza, s'intende), l'automobile gira nel traffico per oltre diciotto ore al giorno. Io, come i miei colleghi e colleghe, lavoro le domeniche, i giorni festivi, a Natale e Capodanno. La maggior parte di coloro che hanno figli e famiglia a carico raggiungono le dodici ore consecutive di lavoro per potersi permettere la domenica pomeriggio libera. Si lavora senza tutele né garanzie, non abbiamo malattia né ferie pagate. Per non parlare del tipo di lavoro: immersi nel traffico caotico e compulsivo delle città lo stress fisico e psicologico è notevole. L'attenzione e la concentrazione devono rimanere sempre a livelli altissimi sia perché abbiamo la responsabilità di trasportare persone, sia perché ogni piccolo errore può significare un danno alla macchina, ovvero giorni di lavoro persi. E, se non bastasse, c'è sempre il rischio di venire aggrediti o rapinati.
Questi ritmi elevati non ci portano lusso, ricchezza o privilegi: in una realtà come quella di Trieste, dove nei parcheggi taxi sostiamo in doppia e tripla fila, sono necessari per raggiungere con dignità la fine del mese.
Dicono che le liberalizzazioni porteranno ad una maggiore efficienza del servizio pubblico, più macchine e tariffe più basse. Falso! Quasi in tutti campi dove il mercato è stato liberalizzato i prezzi hanno registrato un sensibile aumento in breve tempo. Inoltre i singoli comuni hanno facoltà di rilasciare licenze qualora evidenziassero un malfunzionamento della rete taxi: negli anni ‘80 il Comune di Trieste rilasciò circa 20 licenze allo scopo di potenziare il servizio. Ma non è questo lo scopo delle liberalizzazioni, bensì quello di ridefinire la geografia del lavoro: dietro l'alibi del soddisfacimento del consumatore campeggiano gli interessi dei poteri forti. Liberalizzare i taxi significa far entrare anche in questo settore grandi compagnie di privati, magari legate al mercato dell'automobile, dar loro la possibilità di acquistare un numero significativo di veicoli e farci lavorare manodopera sottopagata e con molta probabilità immigrata. Il vero bersaglio di questo governo - quando individua nei taxi, nei benzinai, negli edicolanti la causa dei mali del paese - è il lavoro (non a caso in poche settimane si è passati dallo smantellamento delle pensioni fino alla messa in discussione dell'articolo 18) .
Spogliare i lavoratori di diritti e dignità, e ridurre il lavoro a sfruttamento, è condizione necessaria alla sopravvivenza del sistema capitalista. Per questo motivo il contrasto all'ideologia delle liberalizzazioni supera gli interessi di una singola categoria e deve diventare il punto di forza di una sinistra comunista che difende il lavoro contro gli interessi del privato, dei banchieri, delle grandi multinazionali e del capitale.
Che il (mio) lavoro debba essere difeso da persone quali Alemanno e Gasparri alimenta la mia frustrazione; il tema delle liberalizzazioni richiede una riflessione sul tema del lavoro, e il tema del lavoro oggi ha bisogno di rispolverare prospettive e linee di pensiero annichilite dal centro-sinistra. È in primo luogo da comunista, e poi da tassista, che mi sento di contrastare la logica delle liberalizzazioni.

martedì 10 gennaio 2012

La resistenza palestinese all'Apartheid

Segnaliamo questa iniziativa organizzata dal Coordinamento BDS Trieste in collaborazione con Salaam ragazzi dell’ Olivo Trieste:

mercoledì 11 gennaio 2012 alle 17.00
presso la sala Narodni dom
Via Filzi 17, Trieste


Incontro con il prof.Mazin Qumsiyeh
Docente presso le Università di Betlhem e Birzeit.
Presidente del Palestinian Center for Rapprochment Between People Coordinatore del Popular Committee against the Wall and Settlements in Beit Sahour.

mercoledì 4 gennaio 2012

La morte della concertazione

Il sindacato di base Usb rilancia lo sciopero del 27 gennaio come risposta alla politica economica e sociale del governo Monti: "La concertazione è finita, ritorni il conflitto"

Pieraolo Leonardi (Usb)

“Dopo che il Governo Berlusconi aveva praticamente chiuso con la concertazione, oggi Monti ne decreta anche formalmente la morte”.

“Non c’è più il rito del grande tavolo, convocato in orario da telegiornale, per far vedere che i nostri prodi sindacalisti stanno duramente trattando la resa senza condizioni ad ogni richiesta della controparte ma sobri incontri tra qualche ministro e le singole confederazioni, scelte nel mazzo tra quelle più compiacenti”.

“Sono i banchieri, bellezza! Verrebbe da dire. Gente tosta che sa come guadagnarsi da vivere e che sa fare il proprio mestiere. Il vero tavolo spesso è quello dei talk show, dove si confrontano robusti opinionisti che invocando il rispetto degli impegni presi con la UE esortano a fare presto e di più, magari licenziando qualche centinaio di migliaia di lavoratori pubblici”.

“Nel frattempo piano piano ma senza incertezze, si rimette mano alla rappresentanza sindacale per accompagnare la fine della concertazione con la riduzione dei diritti nei luoghi di lavoro. Ha cominciato Federmeccanica comunicando che chi non ha sottoscritto il contratto nazionale non avrà più alcun diritto in fabbrica”.

“Le ultime dichiarazioni di ‘bonanniangeletticamusso’, evocando la stanca e trita categoria dell’arrivo dei facinorosi e dei provocatori e demonizzando il possibile emergere di tensioni sociali, vorrebbero spiegare a Monti che l’alternativa ai vecchi riti della concertazione è solo il caos. Mai uno che parlasse di utilizzo dello strumento del conflitto sociale come regolatore degli interessi contrapposti: tu mi togli la pensione, mi tagli lo stipendio, mi precarizzi l’esistenza, mi rapini il salario, mi aumenti la pasta, il gas, la corrente, l’affitto, la benzina, l’autobus, e io lotto, sciopero, boicotto, manifesto, mi incazzo”.

“Chi pensa invece che il conflitto sia lo strumento giusto per cacciare il governo dei banchieri e cambiare radicalmente la storia di questo paese cominci a scioperare il 27 gennaio e a venire in piazza con il sindacalismo di base”.

da il megafono quotidiano